GiLg Metamotore di ricerca
   I motori di ricerca nel caos della Rete - Gjlg Metamotore


Indice

Smog digitale



Smog perenne?



 

 

 

 

 

 

 

 

Gli sviluppi degli ultimi dieci anni di Internet, che coincidono in 

particolare con la storia del Word Wide Web1, hanno prodotto uno scenario 

che attualmente presenta l'universo telematico come un enorme, pressoche' 

illimitata, massa di dati informativi. Filosofi, sociologi e studiosi della 

Rete definiscono il fenomeno irrompente e difficilmente gestibile, 

rappresentato dall'abbondante quantita' di informazione che Internet 

diffonde, come il "diluvio informativo" o "diluvio informazionale2. La 

metafora adottata, che ci riporta istantaneamente alla catastrofe immane 

del Diluvio Universale, e' molto efficace e centrata. La portata del 

continuo flusso di informazioni, imponente, complicato da sistematizzare in 

tempi brevi e', infatti, paragonabile ad una violenta pioggia ininterrotta 

che invece di diminuire tende sempre piu' ad aumentare. Dati nuovi che 

scorrono impetuosamente, oppure dati vecchi che giacciono da tempo in siti 

divenuti putridi, dati che s'intrecciano, si accavallano, si amplificano, 

si raddoppiano, talvolta provocando delle vere e proprie metastasi 

informative. 

 

La crescita di Internet e' veramente impressionante, le persone collegate 

tra loro attraverso il computer aumentano sempre piu' in funzione di alcuni 

fattori nodali: l'accesso gratuito alla Rete, i massicci investimenti 

(hardware e software) da parte delle multinazionali della comunicazione e 

l'"inaugurazione" ufficiale, nell'attuale nuovo millennio, del commercio 

online. Tutto questo non deve essere vissuto apocalitticamente se, a fianco 

di questa "dispersione" informativa, gli apparati pubblici e la politica 

riescono a garantire una democrazia telematica che mantenga in vita i mondi 

individuali e le autonomie di fruizione ed elaborazione dei pensieri. Anzi 

l'evoluzione di Internet se e' considerata come una sorta di "entropia 

positiva", termine caro a Ilya Prigogine3, puo' essere a maggior ragione un 

ulteriore passo in avanti nei confronti dell'intelletto umano. La liberta' 

che Internet offre, a chi lo richiede, di poter immergersi nel flusso 

informativo, di essere in grado di pubblicare, di giudicare di criticare 

non deve venir meno; l'importante e' pero' non offrire sola informazione ma 

far si' che questa sia compresa. E' proprio quest'impegnativo compito, che 

esige prudenza, di organizzazione, gestione e diffusione dell'intero 

materiale che veicola su Internet, il ruolo primario delle principali 

risorse di ricerca: i motori di ricerca, le web directory, i portali e 

vortali, insieme di dispositivi tecnologici che sono oggetto di studi, 

riflessioni ed analisi di carattere scientifico, etico e politico. 

 

La Rete puo' essere riassunta come insieme di conoscenza e sapere, punti di 

vista e modi di pensare che sono articolati in maniera dischiusa secondo la 

natura comunicativa orizzontale e provvisoria di Internet, rifiutando la 

gestione e diffusione gerarchica tipo broadcasting, appartenente alla 

logica televisiva. Il paradigma del chaos, che distingue la comunicazione 

telematica, non puo' essere proponibile criticamente come in altri modelli 

di trasmissione del sapere (televisione, carta stampata, radio, ecc.), anzi 

occorre analizzare sistematicamente le parti costitutive di questo 

strumento tecnologico, Internet, per capire ed interpretare lo spirito, 

l'atteggiamento, meglio ancora lo stile di vita di chi pratica e 

pratichera' il territorio telematico. Capire quindi il mezzo favorendo 

quelle caratteristiche che sarebbero fuorvianti e deleterie in altri 

sistemi comunicativi: acquisendo delle specifiche capacita' tecniche, 

definendo delle regole e metodi di navigazione e di autodifesa digitale, 

implementando nella nostra mente un approccio conoscitivo con una visione 

piu' globale e allo stesso tempo con una dimestichezza chirurgica di 

discernimento dei dati informativi; approccio che richiede decisioni 

continue e gran volonta' di apprendimento. 

 

Il chaos in Rete sembra tale ma non lo e'; il disorientamento, l'incertezza 

e la probabilita' sembrano esserne le componenti per uno stato "fisico" 

ottimale. C'e' un velo di apparenza nella paventata confusione telematica. 

La comprensibile ansia tecnologica che ci assale di fronte a cio' potrebbe 

portarci a due forme estreme di comportamento: un'accettazione irrazionale 

ed indiscriminata di quello che la tecnica ci propone, oppure un rifiuto 

incondizionato frutto di un arido "nichilismo". Le posizioni, usate come 

chiavi di lettura del problema, che sono state assunte riguardo alla 

"questione della tecnica", compongono un insieme di categorie ormai note ma 

a nostro parere poco usabili: un tecno-ottimismo utopistico, Pierre Le'vy, 

fondato su una teoria antropologica che pone il sapere come protagonista 

della scena tecnologica, linea che passa dalla visione angelicata di 

Teihard de Chardin; un filone pessimistico, P. Virilio e J. Baudrillard, 

che vede nelle innovazioni scientifiche una serie infinita di rischi e 

pericoli. L'interpretazione di Heidegger, del tutto riconducibile al 

destino dell'uomo e sconfinante in un approccio puramente ontologico, (che 

in Italia ha avuto come "seguaci", da un lato i Debolisti, G. Vattimo, 

dall'altro lato coloro che sviluppano un'analisi di tipo psicologista, U. 

Galimberti e E. Severino), forma un punto di vista troppo compatto, una 

categoria a maglie troppo larghe, da accettare in toto, che ci fa vedere 

tutto e niente; piu' o meno, anche se in tono minore, i Francofortesi, che 

intendendo la tecnica come forza produttiva, ne' buona ne' cattiva, e 

rifacendosi ad un discorso classicamente marxista rivelano un atteggiamento 

allo stesso modo dogmatico. 

 

Il nostro intento, in qualita' di coloro che praticano realmente la Rete, 

e' quello di superare queste categorie, l'uso quotidiano della tecnologia 

e' la nostra risposta. La tecnologia e' un prodotto dell'uomo e noi 

vogliamo partecipare a questo processo e alle scelte. I motori di ricerca 

non sono altro che, fra i tanti comuni esistenti strumenti telematici, 

"scatole nere" da capire come funzionano; il momento successivo consiste 

nel diffondere a tutti "il trucco". Il percorso da compiere non deve 

comportare troppe riflessioni inutili sul fatto della malvagita' o meno di 

determinate tecniche, troppa letteratura e filosofia sprecata esiste in 

merito, ma deve mettere in moto le progettualita' comunitarie per risolvere 

i problemi pratici del nostro domani. Un domani non troppo lontano, visto 

la velocita' e la "obsolescenza" delle scoperte digitali; spesso cio' che 

oggi riteniamo appurato e congeniale ai nostri bisogni, in un tempo 

cortissimo, diventa vecchio e inusabile. Le conoscenze tecniche acquisite 

determinano un sapere, che deve essere reso comunitario, mediante la 

condivisione continua dello stesso, con spirito mutuale e ramificato. 

Sconfiggere le paure e i disastri che puo' provocare la tecnica attraverso 

l'appropriazione collettiva del sapere, che ha assunto un inedito ruolo 

centrale nella politica dell'informazione; le mutazioni della tecnica non 

saranno piu' vissute come minacce se il sapere tecnico e' diffuso e 

distribuito con l'apporto delle strutture statali: comunita', istituzioni, 

ma soprattutto nel suo luogo deputato, la Rete. 

 

Correre ai ripari da quest'ipertrofia informativa, che vedendola anche con 

un occhio storico, risulta perenne, usando delle difese sbagliate potrebbe 

essere controproducente; per rimanere nell'ambito dei motori di ricerca, 

una delle difese adottate per affrontare il diluvio informativo, la 

possibilita' di una buona riuscita sta nel fatto di "calibrare" e 

"posizionare" bene questi "congegni", in altri termini, rispondendo con la 

stessa moneta della Rete: l'orizzontalita'. Come in altri casi, nella 

storia della cultura cyber, molti sperimentatori stravaganti e smanettoni a 

tutto tondo hanno dato vita a realta' che poi hanno costruito buona parte 

del mondo virtuale attuale: il circuito Fidonet, l'ipertesto, Linux, i 

formati di compressione tipo MP3, esperienze come Gnutella e Freenet, le 

ricerche sulle interfacce fluttuanti. Cosi' noi, in qualita' di artisti e 

ricercatori cyberattivisti, con questo lavoro vogliamo interrogare le 

intersezioni esistenti tra le risorse di ricerca, il continuo accumulo di 

informazione che Internet produce e le metodologie di ricerca: nuovi 

knowbots progettati sulle basi dell'Intelligenza Artificiale, e le 

futuribili ipotesi tecnologiche legate ai principi etici del chaos. Una 

forte motivazione che ci ha spinti a scrivere questo approfondimento si 

fonda su un'idea artistica, -che accosta la pratica della ricerca a quella 

dell'arte ponendo il ricercatore nel ruolo di artista indagatore, 

meta-diffusore dell'informazione; colui che si preoccupa, in maniera 

laterale e creativa, non tanto di limitarsi a produrre qualcosa in rete, ma 

di offrire prospettive trasversali per fruire delle esperienze che gia' 

esistono e soprattutto che stanno evolvendo -, percio' una possibile 

efficace democrazia e' quella che si basa su una sorta di "premio casuale" 

ammettendo che ogni entita' abbia le stesse probabilita' di successo. 

 

A scanso di equivoci, non si tratta di difendere a spada tratta il dominio 

sulla tecnica come un Nuovo Illuminismo Cibernetico, ma al momento che la 

tecnica, per certi versi, e' destinata al dominio, operare in maniera tale 

che questo dominare sia in mano di molti e non di pochi. Non vogliamo che 

pochi dominino la tecnica per dominare i molti, ma che la tecnica sia 

dominata da molti per non essere dominati dalla tecnica. 

 

 

 

 

 

Memoria storica 

 

 

 

La disorganizzata ed esagerata quantita' di informazione presente su 

Internet, se da un lato offre a tutte le persone collegate la possibilita' 

di fruire conoscenze e saperi disparati, dall'altro lato puo' generare 

linee di condotta disorientanti se non addirittura repulsive. Gli utenti 

della Rete vedendo questo sconfinato orizzonte informativo, spesso fuggono 

in preda al panico di potersi in qualche modo smarrire (loss of 

orientation), allontanandosi dalla fonte, dal gettito continuo dei dati 

informativi. Non considerando il fatto che la non gerarchizzazione del 

modello comunicativo potrebbe aumentare la possibilita' di ricevere nuove 

informazioni, che prima risultavano del tutto sconosciute. Da qui potremmo 

individuare una sorta di semplice equazione: in funzione della quantita' di 

informazione ricevuta, la nostra possibilita' di memorizzare informazione 

risulta inversamente proporzionale alla verticalizzazione della diffusione 

dell'informazione, viceversa direttamente proporzionale all'orizzontalita' 

del parametro distributivo dell'informazione. Un esempio immediato puo' 

essere questo: io svolgo una ricerca in Rete su un qualsiasi argomento; la 

possibilita' di avere a disposizione, come materiale consultabile, dieci 

risultati considerati i piu' importanti da un dispositivo verticale, come 

potrebbe essere una redazione umana selettiva e rigida, del motore di 

ricerca che recensisce i siti, mi preclude l'occasione aleatoria di trovare 

altri cento risultati, tra i quali potrei estrarre cose nuove ed importanti 

di cui non ero a conoscenza, da un motore di ricerca fondato su 

funzionamenti di scelta dei risultati piu' aperti ed elastici. Otteniamo 

che il processo orizzontale comunicativo, che non smetteremo mai di 

ricordare e' uno dei punti naturali e vitali di Internet, sarebbe, a meno 

che qualcuno non "distrugga" l'ambiente originario, la struttura 

agerarchica, una condizione favorevole per l'accrescimento della conoscenza 

sia individuale sia collettiva. 

 

Chiediamoci: che cosa sono la memoria e la conoscenza in rapporto 

all'informazione? Che cosa significa informazione giusta e sbagliata, buona 

e cattiva? Iniziamo con queste due domande per addentrarci nelle 

riflessioni successive. 

 

La visione, ormai completamente accettata da tutti, che il computer sia 

un'esteriorizzazione della memoria induce a riflettere su un duplice 

aspetto: sulla memoria globale in rapporto ai crescenti e veloci apporti 

delle scoperte scientifiche, sulla memoria individuale in stretta relazione 

all'informazione telematica. Il primo aspetto conferma il fatto che 

oggigiorno la mnemotecnica e' dipendente dalle competenze e invenzioni 

della scienza moderna; Internet visto in senso lato, ma i motori di ricerca 

in particolare sono alcune delle forme piu' significative e capitali di 

organizzazione della memoria collettiva contemporanea. Ora, se pensiamo 

Internet come figura dominante (dominio della tecnica) e gli individui come 

figure dominate slittiamo sul secondo aspetto, in altre parole il forzato 

adeguamento dell'esperienza singola a quella collettiva: ad una crescente 

supremazia della tecnica corrisponde una memoria crescente del singolo, di 

conseguenza una gestione sempre piu' funzionale ed efficace della memoria. 

S'intuisce chiaramente l'importante ruolo di mediatore che assolve il 

motore di ricerca, del compromesso che esso offre al singolo utente: per 

non essere inondato dal mare informativo io navigante sono garantito dal 

motore a scapito della perdita di una certa autonomia di scelta. 

 

Se concepiamo la memoria di ciascuno di noi come discernimento, 

immagazzinamento e disfacimento dell'informazione si puo' pensare la 

memoria come cio' che conosciamo e sappiamo gia' e cio' che non conosciamo 

e sappiamo ancora; e nell'apprendere cose che non conoscevamo prima, 

distinguere a quale "livello" di memoria siamo arrivati, rispetto al mondo 

in cui viviamo. Non si tratta quindi di considerare la memoria come un 

semplice elaboratore di carico/scarico dell'informazione ma un dispositivo 

personale in grado di costituire una rete autonoma interpretativa disposta 

a confrontarsi e connettersi al totale. 

 

Il meccanismo di ricerca in Rete se da una parte individua la sazieta' di 

sete informativa degli utenti grazie al materiale vagliato e 

preconfezionato che essi ricevono (lavoro svolto dai motori di ricerca), 

dall'altra parte vede l'utente stesso come un'entita' desiderosa di 

conoscere la "verita'" di cio' che riceve. Ma cercare una definizione di 

verita' all'interno del chaos telematico induce ad evidenziare ancora di 

piu' la contraddizione sul concetto di verita', relativo alla ricerca delle 

informazioni digitali, infatti, la locuzione verita' caotica si presenta 

come un vero e proprio ossimoro. La garanzia, la certificazione, 

l'autorevolezza di tutto quello che veicola Internet non ha senso al 

momento in cui Internet stesso e' una finzione di disordine, ed allora 

forse conviene riformulare l'accezione di "verita'" nel caso in questione 

ponendosi di fronte a questo "nuovo" mezzo di comunicazione in modo diverso 

rispetto ai precedenti. Il significato di verita', oltre che nella libera 

scelta dello strumento usato, si trasferisce nel momento operativo, nella 

paziente sequenza, nel processo creativo della ricerca; nella 

consapevolezza della diversita' dell'esperienze. "Perfino il biologo piu' 

ostinato, tuttavia, dovrebbe ammettere che il mondo e' in molti modi 

diversi -in realta' ci sono anche molti diversi mondi esperienzali- a 

seconda della struttura dell'essere interessato e del genere di distinzione 

che esso e' in grado di compiere. E anche se restringiamo la nostra 

attenzione alla conoscenza umana, si puo' pensare che il mondo abbia molti 

modi di esistere. Questa convinzione non oggettivista (e, nel migliore dei 

casi, anche non soggettivista) si sta lentamente facendo strada nello 

studio della conoscenza. Finora, tuttavia, questo orientamento alternativo 

non ha avuto un nome ben definito, in quanto e' poco piu' di un ombrello 

che offre riparo a un gruppo relativamente ristretto di persone impegnate 

in campi diversi. Noi proponiamo di usare il termine enattivo per dar 

risalto alla crescente convinzione che la conoscenza non sia la 

rappresentazione di un mondo prestabilito, ma piuttosto l'enazione, la 

produzione, di un mondo e di una mente sulla base della storia delle 

diverse azioni che un essere compie nel mondo. L'approccio enattivo, 

quindi, prende seriamente in considerazione la critica filosofica all'idea 

secondo cui la mente sarebbe uno specchio della natura, ma si spinge oltre, 

rivolgendosi a questo problema dal nucleo stesso della scienza"4. 

 

La ricerca telematica non solo riguarda l'esperienza, la conoscenza, ma e' 

essa stessa una forma di esperienza, di conoscenza, che possiede alla sua 

base una forte volonta' di scoprire qualcosa di nuovo. Non riducendo il 

potenziale che sta alla partenza di ogni ricerca, rifiutandosi di 

catalogare superficialmente e in fretta e furia il sapere nuovo acquisito, 

non accontentandosi della sicurezza e lanciandosi in viste piu' radicali, 

il soggetto tende ad aumentare l'affermazione della propria posizione di 

fronte al mondo del sapere. Essere felici di "cio' che passa il convento" o 

cercare da altre parti? 

 

Successivamente ed in modo complementare emerge la questione di come 

affrontare la ricezione dell'informazione richiesta, distinguere il tipo di 

informazione: buona o cattiva? Chi deve assumersi questo ruolo? Le 

decisioni prese singolarmente nel differenziare l'informazione giusta da 

quella sbagliata sono sufficienti a risolvere il problema per intero? La 

maggior parte dei partecipanti alla vita del grande network e' capace di 

assolvere questo incarico, oppure ha bisogno di trovare gia' tutto pronto? 

Occorre che alcuni prendano le decisioni per gli altri? Chi? 

 

Come non ci sono regole e basi precise sull'organizzazione e fruizione 

della conoscenza in Rete, e non ci stancheremo di ripetere e' solo una 

finzione di chaos, non esistono sistemi e comportamenti strutturati e 

definibili nell'elaborazione e collocazione logica dell'informazione nel 

nostro cervello. In entrambe le situazioni, individuale e collettiva, e' 

l'esperienza e l'interpretazione creativa che modifica le reali 

interconnessioni sia a livello neuronale del cervello, che in riferimento 

all'insieme di piu' cervelli, producendo capacita' di acquisizione e 

spostamenti di saperi. Questo concetto di esperienza connettiva prevede dei 

modelli di reciprocita' e correlazione ed implica che tutto cio' che 

avviene all'interno del singolo (cervello) e nella comunita' (Internet) sia 

in rapporto alle attivita' delle complessive componenti: nuclei, strati, 

livelli, nodi, ecc. seguendo una logica di cooperazione in condizione di 

rendersi auto-stabilizzante e di controllarsi e proporzionarsi 

autonomamente. 

 

Forse una chiave di volta del problema relativo alla conoscenza, in merito 

alla diffusione del sapere telematico, e' rappresentata dall'analisi di 

come si comportano i motori di ricerca, come si potrebbero comportare e 

forse la domanda piu' inquietante di come si comporteranno. Entriamo quindi 

nelle tematiche della moderazione, del filtraggio o piu' squisitamente 

della esclusione-censura, argomenti che costituiscono uno dei principali 

obiettivi di questa analisi. 

 

 

 

 

 

Estremismi 

 

Avvertiamo che il significato, in questo approfondimento, attribuito al 

termine censura e' in qualche modo, allargato se non addirittura forzato 

per cercare di dare un'angolatura diversa, ma certamente non distorta, alla 

questione. L'accezione classica della parola censura rimanda espressamente 

alla volonta' di un soggetto, o piu' soggetti, che prevede una chiara e 

"certificata" intenzionalita' monodirezionale di punizione. Se vogliamo, il 

nostro lavoro, attraverso l'analisi del funzionamento e dei meccanismi 

dell'indicizzazione da parte delle risorse di ricerca, tenta di porre 

l'accento, usando poco "correttamente" il termine censura, potremmo parlare 

di censura debole, sull'attivita' delicata e a tratti ambigua svolta dai 

motori di ricerca. Lo abbiamo ritenuto opportuno. 

 

I milioni di utenti che quotidianamente usano Internet non si accorgono, a 

meno che non si occupino attentamente di questo problema, degli 

aggiustamenti impercettibili, "subliminali", che sono messi in atto 

sull'informazione telematica da chi svolge lo smistamento della stessa. E' 

un "sano" metodo di censura, che i diretti responsabili punitori 

giustificano con il bisogno di fare pulizia, di dare autorevolezza alle 

loro decisioni, da molti utenti ritenuto benevolo per ricercare la 

"verita'", la giustezza, riconosciute a pochi risultati informativi 

rispetto alla grande vastita' esistente in rete; ma che in realta', tale 

metodo, vela intenti prettamente commerciali e politici. 

 

Ecco che emerge il danno maggiore causato da questa censura: la limitazione 

della cultura; non intesa come un sapere tante piccole cose su tutto, ma la 

possibilita' democratica che tutti dispongano di giocarsi la moltitudine di 

probabilita' delle risposte su un dato tema, ma soprattutto di relazionare 

ed integrare le innumerevoli conoscenze tra loro. In termini piu' spiccioli 

bisognerebbe chiederci: perche' mi deve essere tolta l'opportunita' di 

scegliere? Invece, i gestori del potere sull'informazione tendono ad 

effettuare la scelta, e la larga maggioranza dei naviganti ingenui 

preferisce delegare le ricerche. Cosi' ci scordiamo che il nostro pensiero 

individuale possa essere represso e che le propulsioni singole di lettura, 

rappresentazione, progettazione e modificazione del mondo siano omologate, 

private di qualsiasi liberta' di giudizio e iniziativa, nel peggiore dei 

casi alterate negativamente, contrapponendole allo spirito iniziale del 

progetto. 

 

Come esseri umani pensanti il lasciarsi trasportare nella Rete, dai vari 

accompagnatori: i browser, i motori di ricerca, i portali, ecc., senza un 

atteggiamento critico e diffidente, fa vacillare uno dei principi cardine 

della comunicazione telematica rappresentato dall'interazione con altri 

essere umani pensanti (soprattutto attraverso la produzione, lo scambio e 

la fruizione delle idee per mezzo delle pagine web). 

 

Manipolando e canalizzando la libera, "confusionaria" circolazione del 

materiale comunicativo, e' inibito il pensiero singolo alienando il 

soggetto che rinuncia alla sua potenzialita' di influenzare e cambiare, 

insieme alla partecipazione di altri soggetti, la realta'. Questa strategia 

di controllo digitale potrebbe essere attivata dai poteri forti per 

garantirsi sicurezze ed equilibri, badando esclusivamente al mantenimento 

del proprio status, anestetizzando l'energia destabilizzatrice insita nelle 

individualita'. 

 

Il sistema del potere non corre grossi rischi in realta', tranne qualche 

serio attacco da parte di pirati informatici. Il pericolo vero, in 

sostanza, non e' evidente e vicino ed allora la censura non si effettua con 

azioni drastiche; anzi le informazioni ritenute ed accertate innocue 

quisquilie e utile spazzatura sono lasciate in circolazione e servono come 

pretesto per dimostrare garanzie di democraticita'. Non essendoci 

situazioni nocive causate dal libero sfogo dei soggetti che rappresentano 

la comunita' del Network, si lasciano le cose come stanno. 

 

Come abbiamo gia' sottolineato, il fenomeno del diluvio informativo pone 

interrogativi sulla discriminazione del sapere e fa nascere ipotesi di 

risoluzioni di controllo per "decifrare" le informazioni: quelle buone da 

quelle cattive. Possiamo elencare tre categorie, o gradi, di sentenze 

censorie: risoluta, mediata ed invisibile. 

 

Il controllo risoluto prevede interventi duri, e' l'esempio dell'Arabia 

Saudita, impedendo agli utenti di collegarsi individualmente ad Internet 

previo il rilascio di permessi e licenze appositi, si opera quindi sulla 

regolamentazione del numero dei naviganti; ed interventi meno duri, Cina e 

Singapore, dove le maglie dei server statali arrestano il traffico 

proibito, inserendolo in una sorta di "indice nero". E' scontato elencare 

ragioni e motivazioni a questa censura visto il tipo di politica che vige 

nei suddetti stati, anche se le loro frontiere elettroniche si stanno 

sempre piu' aprendo -e' il caso di SINA.com (http://www.sina.com) portale 

cinese. In Occidente la linea dura era stata lanciata con il Communication 

Decency Act -CDA- che la Corte Suprema degli Stati Uniti, nel giro di meno 

di un anno, ha dichiarato incostituzionale in quanto violava la liberta' di 

espressione dei cittadini (giugno 1997).Oltre al clamoroso insuccesso del 

CDA, con relativo effetto boomerang, in Occidente i sistemi di filtraggio 

delle informazioni sono rappresentati dalla seconda categoria di controllo, 

quella mediata. Si parla quindi di gruppi ed associazioni, piu' o meno 

folkloristici, di cybervigilanti che garantiscono gli utenti principalmente 

dal proselitismo neonazista e dallo sfruttamento sessuale dei bambini ed 

inoltre di software di bloccaggio dell'accesso5. Un'altra componente della 

seconda categoria di censura vede l'ipotesi di costituire dei supervisori 

dell'informazione che giudichino quale sia da cestinare o viceversa da 

distribuire; si prevederebbe, infatti, di istituire dei "centri di 

qualita'", "centri di garanzia", dei buffoneschi "comitati di garanti", 

specializzati in merce digitale, come se si trattasse di bottiglie di olio 

o di vino alle quali bisogna mettere sull'etichetta la sigla D.O.C.G.6 

Un'idea garantista assai opinabile e a tratti folle, che cela la 

presunzione di giudicare per gli altri, ma soprattutto la volonta' di 

mantenere e gestire un proprio potere culturale. 

 

L'ultima categoria di filtraggio, di censura, e' quella invisibile e chiama 

in causa i motori di ricerca. Tramite gli aggiustamenti del ranking sui 

risultati ottenuti dalla richiesta ad una parola chiave, si giudicano e si 

classificano qualitativamente le pagine web. Gli strumenti per ottenere un 

ottimo posizionamento (attualmente si considera un buon ranking l'essere 

inseriti all'interno delle prime trenta risposte) sono di genere duplice: 

economico e tecnicistico. I primo consiste nell'accordarsi, dietro lauti 

esborsi a favore dei motori di ricerca, per aumentare, nel peggior caso per 

mantenere, la propria posizione (acquisto di keywords, accordi personali, 

ecc.); il secondo strumento e' il frutto di conoscenze tecniche, 

soprattutto di programmazione e impostazione del documento, per aggirare 

gli agenti software. In entrambe le situazioni l'azione filtrante non e' 

percepita dagli utenti, ma e' lampante il fatto che i siti esclusi dai 

risultati che producono link sicuramente visitabili, anche se di qualita' 

eccellente, non saranno considerati e non avranno voce in capitolo circa 

l'argomento preso in esame dall'utente-ricercatore. Una censura silenziosa 

e anonima ma che a pensarci bene produce situazioni di contenimento ed 

indirizzamento che avvantaggiano versanti culturali a scapito di altri. 

 

Gli interessi economici e politici che stanno dietro alle varie forme di 

censura sollevano problemi di carattere etico tra i quali spicca su tutti 

la tutela della liberta' individuale di produrre, diffondere e fruire 

informazione digitale. Tale liberta' e' continuamente minacciata e va 

assumendo sempre piu' l'aspetto di un terreno carsico, dove forze ed 

elementi sotterranei lavorano per corrodere e distruggere questo bene 

prezioso. Spetta ad ognuno di noi, con grande sacrificio, se non vogliamo 

essere pilotati come automobiline (lo stesso problema lo troviamo negli 

altri mezzi di comunicazione: televisione, radio, carta stampata), 

occuparsi per mantenere viva questa liberta'. Come primo passo capire ed 

accettare che il concetto di ricerca in Rete ha un significato piu' ampio 

piu' variabile, meno certo e meno gerarchico di quello tradizionale, e che 

occorre costruirsi via via la propria tecnica personale e autodifesa 

digitale per affrontarne le "imprese"; nonostante le grosse difficolta' di 

assimilare positivamente le mutazioni tecniche visto l'esclusione 

istantanea, l'essere messi subito in un angolo buio, se non reagiamo 

alacremente ed attivamente all'adeguamento. Al momento attuale siamo un po' 

tutti come Sisifo: per una giusta causa, portiamo il nostro macigno fino in 

cima alla montagna e poi qualcuno lo respinge indietro. La sfida e' in 

atto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tecniche di liberta' 

 

 

 

L'accessibilita' al sapere telematico e allo stesso tempo la visibilita' 

dei web site all'interno del WWW sembrano essere gli assi portanti sui 

quali verte tutto il discorso relativo al rapporto tra l'uomo contemporaneo 

e le sue potenzialita' di acquisire e fornire nuove conoscenze in Rete. 

Internet costituisce quel luogo-contenitore aperto dove sono convogliati, 

depositati e relazionati tra loro gli innumerevoli punti di vista degli 

individui: idee, nozioni, progetti, desideri, pensieri, teorie... ; 

posizioni individuali che connesse insieme determinano un sapere collettivo 

strutturato orizzontalmente, fruibile in modo autonomo senza costrizioni 

dirette ma certamente con pratiche docili di instradamento, a partire dal 

browser di navigazione. 

 

La struttura stessa della Rete presenta dei mezzi, ed insieme dei metodi, 

tecnico-scientifici chiamati risorse di ricerca: dallo stesso browser di 

navigazione passando per i motori di ricerca fino al semplice scambio tra 

gli utenti dei bookmark personali, che ci permettono di accedere piu' o 

meno liberamente alle informazioni. Il motore di ricerca e' visto dalla 

maggior parte degli utenti che effettua qualsiasi tipo di ricerca, come 

quel dispositivo sicuro ed affidabile, l'oracolo telematico, dal quale si 

aspetta con estrema velocita' e garanzia delle risposte. L'utente medio, 

dietro l'interfaccia pulita, amichevole e funzionale del proprio motore di 

ricerca utilizzato, proietta il proprio bisogno di sicurezza e di 

razionalita' scientifica, non preoccupandosi di cosa sta dietro alla 

semplice form in cui immette la richiesta; non vi e' la richiesta da parte 

dell'utente, verso il motore di ricerca, di un "parlar chiaro", senza 

finalita' persuasive. L'utente medio dovrebbe ricordarsi che i principali 

motori di ricerca sono delle organizzazioni puramente commerciali, delle 

aziende che lavorano sulla gestione delle informazioni, che in questi 

ultimi anni e tutt'oggi procurano immensi guadagni e le quotazioni in borsa 

dei relativi titoli influenzano pesantemente l'andamento dei maggiori 

indici internazionali. 

 

Proprio la capacita' dei naviganti di essere in grado di conoscere le 

tecniche di uso delle risorse di ricerca, le modalita' di selezione e 

scelta del materiale, i trucchi e le malizie per aumentare il ranking, 

sempre in continua modificazione, che implicano un costante aggiornamento, 

costituisce una dinamica di sapere parallelo al sapere diffuso, non 

gerarchico, anzi caotico come quello rappresentato da tutta l'informazione 

esistente su Internet. Il sapere diffuso e' la massa di informazioni, il 

sapere parallelo e' il modo di come appropriarsene. Possedere la piena 

conoscenza dei dispositivi, dei criteri e delle procedure di ricerca: la 

navigazione piu' elementare, il riconoscere quando un link e' utile oppure 

inutile, individuare i motori di ricerca ed i portali piu' autorevoli, 

sapere ricercare sia in maniera semplice sia avanzata, frequentare i 

newsgroup, mailing-list, forum e chat, capire cosa e' nascosto dietro ad un 

buon posizionamento nei primi risultati, significa appropriarsi di un 

meta-sapere. Questo meta-sapere puo' essere, anche piu' semplicemente, 

definito come l'arte di sapere scegliere: in primo luogo saper scegliere 

solo di cio' di cui bisogniamo, in secondo luogo, ma strettamente 

collegata, la tecnica di scelta. Una volonta' di sapere che richiede a chi 

desidera conoscere specifiche competenze e funzioni tecniche ed un'apertura 

mentale che guardi non piu' al centro, come elemento primario da cui 

proviene il sapere, ma ad un insieme di periferie diramate qua e la', delle 

quali il soggetto conoscente deve rintracciarne i collegamenti reciproci. 

L'assenza di un centro nella rete deve indurci a trattare i risultati delle 

ricerche come esperienze non prestabilite, discontinue, che si intrecciano 

o si sviluppano parallelamente, ed anche si ignorano o si separano, ma in 

generale che tendono a moltiplicarsi vertiginosamente. Occorre inventarsi 

un personalizzato approccio "a togliere", nei confronti del flusso 

informativo, che ci garantisca sia dall'informazione inquinata sia dalla 

troppa informazione. Inoltre risolvere le ricerche individuali in rete non 

con un'operazione di significati, di valori, di pesi e misure 

precostituiti; non immaginarsi che il motore di ricerca ci mostri sempre il 

suo volto leggibile e sincero; che lavori per disporci le cose a nostro 

piacimento e favore. Concepiamo il fare ricerca come un distorcere, un 

violentare, un dubitare; tale esercizio dara' luogo alla serie combinatoria 

degli eventi che noi stessi ne fisseremo gli estremi. Se i risultati della 

ricerca devono essere concepiti innanzi tutto come insieme, come grappoli 

di risultati, quale legittimazione e statuto dobbiamo attribuire al 

risultato che noi scegliamo? 

 

Bisogna prendere atto ed accogliere il rischio dell'incertezza come 

paradigma che sostenga la logica della ricerca su Internet; dobbiamo 

correre l'alea per ottenere la liberta' di ricercare. Si tratta di 

realizzare un dominio privato sulla tecnica (in questo caso la tecnica e' 

rappresentata dalle risorse di ricerca e dal saperle usare al meglio) per 

controbattere il dominio della tecnica che il mondo sfrenato dell'economia 

capitalista usa per manipolare a proprio favore il potere nell'organizzare 

e distribuire l'informazione. 

 

Lo sforzo individuale che tutti dovremmo compiere, se pratichiamo la Rete, 

consiste nell'apprendere l'arte dello scegliere -per far si' di non essere 

scelti. In un certo senso il dominio della tecnica deve essere vissuto dal 

soggetto come un pericolo per la propria liberta' di pensiero e di azione, 

un quotidiano avvertimento al quale la risposta piu' efficace deve essere 

data dal singolo: affilando le armi della conoscenza per difendere il 

proprio dominio sulla tecnica. La difesa contro il sempre presente 

padroneggiare dei pochi, a fini economici e politici, espresso negli 

sbarramenti, nei filtri, nelle soglie e limiti creati appositamente e 

disposti con stratagemmi quasi segreti nel territorio telematico: un 

esempio torna ad essere ancora il motore di ricerca. 

 

Dove esiste un pericolo deve esserci anche qualcosa che ci faccia scampare 

da tale pericolo. La grande liberta' che Internet ci mette a disposizione 

deve essere vissuta come un premio; per guadagnarselo e' necessario 

faticare sia individualmente sia collettivamente. 

 

 

 

1 I primi codici del linguaggio HTML -Hypertext Markup Language- e le 

regole della trasmissione HTTP -Hypertext Transport Protocol- prendono vita 

agli inizi del 1990 ad opera del fisico inglese Tim Berners-Lee in 

collaborazione col francese Robert Cailliau. 

 

2 Su questo concetto cfr. Le'vy Pierre, Il diluvio informazionale, 

http://www.emsf.rai.it/dati nella sezione "Aforismi"; Le'vy P., 

Cybercultura, Feltrinelli, Milano 1999, p. 156; Begleiter Ralph, Le de'luge 

d'informations, Dossiers mondiaux, Revues e'lectroniques de l'USIA, volume 

1, n. 12, septembre 1996. 

 

3 Sui processi dell'entropia, probabilita' ed incertezza applicate al 

futuro della scienza v. Prigogine I., La fine delle certezze: il tempo, il 

caos e le leggi della natura, Bollati Boringhieri, Torino 1997. 

 

4 Varela F. J., Thompson E., Eleanor R., La via di mezzo della conoscenza, 

Feltrinelli, Milano 1992, pp. 31-32. 

 

5 "I programmi di bloccaggio tradizionale, come SurfWatch, CyberPatrol, 

NetNanny, CyberSitter, X-Stop e molti altri, funzionano in base a due 

diversi princi'pi. Un primo sistema, rudimentale ed aspramente criticato, 

vieta l'accesso a tutte quelle risorse digitali individuate per mezzo di 

una ricerca per parole-chiave, col rischio documentato di privare l'utente 

di informazioni spesso preziose, come quelle relative alla prevenzione 

dell'Aids o persino di testi letterari e di riproduzioni digitali di opere 

d'arte. Un secondo sistema, piu' evoluto, impedisce di collegarsi con una 

serie di siti considerati poco adatti per i minori in base a categorie 

stabilite dalle aziende produttrici del software. Anche questo sistema e' 

oggetto di numerose critiche: primo, perche' le scelte vengono effettuate 

spesso da personale poco qualificato; secondo, perche' queste scelte 

rispondono in ogni caso a criteri del tutto soggettivi; terzo, perche' ad 

una impossibile operazione di screening completa si sostituisce un'analisi 

superficiale e grossolana; quarto e ancora piu' importante, perche' i siti 

effettivamente bloccati sono spesso di contenuto politico. Ad esempio, 

CyberPatrol blocca l'accesso a numerosi siti di gruppi estremisti e 

radicali e di associazioni femministe e di omosessuali; X-Stop persino a 

quelli del think tank conservatore Heritage Foundation o a quello della 

setta religiosa dei Quaccheri"; (da Internet, la ragnatela della liberta', 

L'INQUISITORE DIGITALE, di Giuseppe Mancini, 

http://www.ideazione.com/Rivista/1998/maggio_giugno_1998/mancini_3_98.htm). 

 

6 V. l'intervista ad Umberto Eco, Le notizie sono troppe imparate a 

decimarle, subito, sulla rivista Tele'ma n° 4, 1996, 

http://www.fub.it/telema/TELEMA4/Eco4.html; e la polemica, suscitata dalle 

posizioni dello stesso Eco, con Roberto Casati nell'articolo Vade retro, 

esperto, Il Sole 24 ore, 5 marzo 2000. Eco ribadisce la sua critica ad 

Internet anche all'edizione 2000 della fiera informatica milanese 'Smau', 

dove con un intervento orale chiede un "sigillo", un "watermark" per i siti 

validi rispetto a quelli poco buoni. 

 



smog digitale formato PDF

Aggiungi un Sito
Gjlg - Metamotore, Gjlg Metasearch